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Musiche di Autori Perseguitati
I compositori che ascolteremo questa sera sono tutti nati tra il 1894 e il 1900 e si trovarono quindi ad esordire in un momento estremamente complesso della storia della musica.

Oltre al problema di trovare la strada giusta da imboccare per affermare la propria vena creativa in un panorama estremamente ricco di possibilità, condivisero a vari livelli la triste sorte della persecuzione per motivi razziali. Schuloff e Haas furono internati rispettivamente a Weißenburg e ad Auschwitz dove conclusero le loro esistenze mentre Korngold, Weill e Castelnuovo Tedesco furono costretti ad emigrare e trovarono negli Usa un’opportunità di comporre nella fiorente industria teatrale e cinematografica. Il raggruppamento di questi cinque autori è però soprattutto rappresentativo delle tendenze del linguaggio musicale di quest’epoca, alternative alle operazioni più radicali dei compositori della generazione precedente (Schönberg in particolare). Così si spazia dal cordiale sguardo verso il jazz di Schuloff, allo sviluppo di certe istanze impressionistiche di Castelnuovo Tedesco, al personalissimo simbolismo di Haas (non a caso esponente della scuola di Janáček), al cromatismo post straussiano di Korngold (non a caso ammirato come Wunderkind da Mahler, oltre che dallo stesso Richard Strauss), al flessibile cosmopolitismo di Weill (non a caso allievo a Berlino di una delle personalità più proiettate verso il futuro dell’intera storia della musica come Ferruccio Busoni).

Perché le opere di questi compositori siano oggi scarsamente eseguite è una questione troppo complessa per poter essere affrontata in queste righe: certamente le parole di Paul Feyerabend che, ben lungi dal voler giustificare quanto accaduto, attribuiva alla ricerca di una eccessiva “netta visione morale” le conseguenze di “semplificazioni e, con esse, atti di ingiustizia e di crudeltà”, se possono essere parzialmente esplicative delle sconcertanti dinamiche storiche che hanno portato alla barbarie della persecuzione, potrebbero aiutarci anche a capire la scarsa fortuna delle opere di cui si tratta.

Resta quindi da chiedersi se la tragedia avvenuta insegnò allora a ridimensionare la volontà di affermazione di una “netta (e rigida, aggiungerei) visione morale”. La speranza è che il concerto di questa sera ci aiuti anche a rispondere a questa domanda oltre che, doverosamente, a non dimenticare.

25/01/2010
http://www.conservatoriovivaldi.it

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