
Figlio di un iraniano e di un’ebrea statunitense, Said è nato alla fine degli anni sessanta, mangia carote e yogurt, guarda la tv di nascosto, trascorre le vacanze partecipando a incomprensibili raduni politici. E soprattutto, al contrario dei suoi coetanei, non possiede uno skateboard.
Il motivo di tanta originalità? Said è figlio di comunisti: un padre che sembra Che Guevara, una madre che promette gli skate solo quando il proletariato vincerà.
Con un ritmo veloce e brillante, e la capacità di cogliere gli aspetti piú strambi dell’esistenza, l’autore ci sorprende col racconto autobiografico di una giovinezza irregolare, trascorsa in attesa di una rivoluzione sempre imminente e sempre rinviata.
“Il linguaggio di Sayrafiezadeh ha la ferocia e il sense of humour di un racconto di Charles Dickens”.
Paula Fox
“Un libro d’esordio eccellente, preciso come un orologio”.
Dwight Garner, The New York Times
Traduzione di Elisa Comito
12/02/2010
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