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Giovanni Allevi
Giovanni Allevi
Incipit del suo sito Web: Stiamo tornando nel Rinascimento italiano, dove l’artista deve essere un po’ filosofo, un po’ inventore, un po’ folle, deve uscire dalla torre d’avorio e avvicinarsi al sentire comune." - G.A.


Ne sono sempre più convinto. Stiamo vivendo una fase di transizione, di “crisi”, e il già sentito ed il già visto ci costringono al nuovo.
Questo in qualunque disciplina. Siamo costretti ad avventurarci nella vita, riscoprendone il misterioso splendore, lasciandoci alle spalle le certezze e la grandezza del passato, prendendone forza non per un pericoloso compiacimento, ma per inventare qualcosa di nuovo, che parli dei nostri giorni e che dia “sapore” alla nostra epoca.

Il vuoto nella Fisica Contemporanea (titolo della tesi di laurea) fare il parallelo col vuoto, le pause nella musica…


Ho voluto studiare le caratteristiche del “vuoto dinamico”, secondo i criteri della Meccanica Quantistica, senza pensare minimamente ad un eventuale parallelismo con il linguaggio musicale. E in conclusione ho trovato che la Fisica giunge oggi alle stesse intuizioni che ebbero i presocratici e gli orientali: l’Universo è uno spazio ribollente di energia di cui tutti siamo parte. Se poi vogliamo trovare un parallelismo tra la fisica e la musica possiamo divertirci a pensare che il bizzarro comportamento delle particelle subatomiche nel nostro cervello può dare origine a idee, melodie e pensieri improvvisi. Ma è una forzatura del pensiero razionale. Io scelgo di credere che la Musica sia una misteriosa entità ontologica. Una strega capricciosa che ha monopolizzato la mia vita!

Nella quarta del suo libro: “Se questa è una follia collettiva destinata a esaurirsi, sono contento di esserci stato dentro quel tanto che basta per dire “io c’ero”.

Il grande insegnamento che ho ricevuto dai giovani è proprio la follìa, o meglio la necessità che questa torni ad essere parte sana della nostra esistenza. In un mondo dove tutto appare scontato, dove le dinamiche competitive ci travolgono e ci annullano ingiustamente, la follìa e l’emozione rompono il meccanismo e noi torniamo ad essere intimamente unici ed irripetibili. In questo caso la Musica, la Poesia, l’Arte, aiutano a restare in contatto con l’extraterrestre che è dentro ognuno di noi.
Quella di cui parlo è una follìa costruttiva, irriverente ed elegante.


I viaggi per la musica, come cambia la musica nel mondo, come cambia rispetto ai periodi storici. Per quelli attuali, per questi tempi, la tua musica suona distinta in molte parti del mondo!


Se penso ai viaggi per la musica, nel mio stomaco si scatena l’ansia da bagaglio. Poi ci sono gli aeroporti che sono tutti uguali, gli alberghi idem. Poi c’è l’autista, il camerino, il teatro. A questo punto inizia la poesia: il palco, il pianoforte, l’orchestra e il pubblico. Si entra in un’altra dimensione, dove l’emozione e il rigore si incontrano, dove follìa e lucidità non possono fare a meno l’una dell’altra.
Tutto scoppia in un applauso. Poi c’è la parte più bella, gli autografi, le foto, gli abbracci ed i sorrisi. Dall’Egitto alla Cina, dal Giappone all’America, è sempre così intenso, umano. Il mondo non è fatto in un unico modo. Non è così come ce lo descrivono, non è bello o brutto, generoso o avaro. Tutto dipende da come lo si vede e dalle domande che a esso sappiamo porre, da ciò che da esso vogliamo fortemente.


40 anni il 9 aprile 2009…con le debite proporzioni e scongiuri..il Poeta direbbe “Nel mezzo del cammin di nostra vita”.., quantomeno artistica.

Mi trovo da sempre in uno stato di limbo, dove nulla è chiaro, tutto può accadere, tutto può arrivare ed andarsene. L’ho scelto, volutamente. Ho scelto di essere vicino a quella che è la naturale condizione umana, lontano dalla sicurezza. Solo così la musica viene a trovarmi, ed ha la forza di parlare al cuore. Per essere un artista è necessario studiare tanto, ma non basta. Bisogna rendersi vulnerabili alla vita, alle delusioni, alle paure. Confrontarsi con il proprio lato oscuro, e riconoscerlo negli altri, fino alla scoperta di una tenerezza, che sembra pervadere ogni cosa, senza perdere mai lo sguardo del bambino incantato che sono stato.

Il Conservatorio G.Verdi a Milano, un luogo incantato in mezzo al rumore? … Quali i luoghi del cuore di una Milano autentica, della Milano di Giovanni Allevi?

Purtroppo continuo a percepire il Conservatorio come un luogo lontano dal mondo, dove i ragazzi, soggetti al potere assoluto degli insegnanti, sono costretti a competere per anni su contenuti che, temo, restino distanti. Mi dispiace parlare così dell’accademia in cui mi sono formato per anni, a cui devo gran parte della mia avventura artistica. Ma non sarei Giovanni Allevi se non avessi fatto il Conservatorio con determinazione, e al tempo stesso non l’avessi odiato, sentendo così stretti i suoi precetti. Bisogna conoscere le regole, per poterle cambiare! Ma per affermare nuove idee bisogna avere il coraggio di commettere un doloroso “parricidio” nei confronti dei grandi del passato.
Amo Milano, quando sa regalarmi quei lampi di umanità, anche solo avventurandomi nel dedalo della metropolitana.

Università di Pedagogia di Stoccarda e School of Philosopy of New York dove hai tenuto incontri seminari e lezioni. Ci racconti la tua sensazione ed esperienza dell’Università in Italia.


Bellissima! Un po’ per la mia pigrizia ed un eccesso di perfezionismo, un po’ per i piani di studio non proprio “snelli” ho avuto il problema di metterci troppo tempo a laurearmi. Se potessi fare l’Università di nuovo, l’affronterei con più leggerezza, senza pensare eccessivamente al voto, perché nella vita ciò che veramente conta è la passione travolgente che mettiamo in ciò che facciamo. E’ quella ad aprirci le porte! Comunque il periodo all’Università è stato uno dei più bui e belli che abbia mai vissuto, immerso nella ricerca della conoscenza e nella speranza del mio futuro.

Un master, un anno all’estero, un anno sabbatico, una pazzia, una passione, quale miglior percorso di perfezionamento?

Trovo positivo tutto ciò che ci smuove dalle nostre abitudini, che ci costringe a metterci in gioco. Vola solo chi osa farlo!

Cultura e musica, arte e note, pensiero e impulsi creativi? Dove farlo, dove creare?

Dopo aver acquisito la tecnica ed i segreti dai grandi del passato, c’è una sola cosa da fare per cercare ispirazione ed elaborare l’arte che parla del nostro tempo: vivere! Gettarsi nella mischia, uscire dalla torre d’avorio senza paura di confrontarsi col mondo. Fai la spesa, lava i piatti, parla con la vicina di casa, prendi la metro. A quel paese la vita mondana! Sbaglia! Sbaglia e ricomincia.
Quando, spossato, mi butto sul letto, con i pori dell’anima aperti, allora e solo allora la Musica viene a trovarmi.

I viaggi personali, la casa, la tazza del caffè in cucina, le cose di tutti i giorni, il tuo numero privato.
Chi è Giovanni Allevi, quel ragazzotto in jeans e maglietta nera, quell’uomo prestato al palco, un palco che appare spesso intimistico.


Il Giovanni Allevi che sale sul palco è esattamente lo stesso che ne scende dopo essere stato in Paradiso grazie alla musica. La persona è la stessa, forse solo più impacciata, timida, schiva. Un albatros di baudelairiana memoria, che non vede l’ora di volare grazie alla musica. E solo nell’aria trova la sua dimensione più completa.


Verrai a trovarci a Monza alla Lifestyle Gallery per una tua performance, dove arte e design italiani trovano una nuova dimensione protagonista anche fuori dai riflettori di una grande città?

Per me non fa alcuna differenza suonare davanti a poche decine di persone o migliaia, come sarà all’Arena di Verona, quello che conta è che ognuna di quelle persone ha scelto di rendersi vulnerabile alle mie note. Ognuna di loro è unica ed irripetibile e sapere che verranno ad ascoltare la mia musica non può che riempirmi di gioia.

di Ado Federico Nobile
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