Emma Bonino
Politico
Uninetwork - Onorevole Bonino, lei si é laureata nell'infuocato 1972, nel pieno turbine intellettuale (o pseudo tale) che faceva circolare le rivendicazioni per l'uguaglianza scolastica e per la scuola pubblica. Cosa la spinse a scegliere la Bocconi piuttosto che un'università statale?
Bonino - Solo dopo aver finito l'università io ho scoperto la politica e ho deciso di dedicarmi ad essa a tempo pieno. E da studente mi sono interessata solo marginalmente alla "politica universitaria", di cui lei parla. Non sono una "reduce" di quelle battaglie e quindi nemmeno un testimone particolarmente utile a rievocarli. Perché scelsi la Bocconi? Perché essendo nata e cresciuta a Bra e volendo, come molti giovani, approfittare degli studi universitari per vivere da sola, cercai una soluzione che soddisfacesse ad un tempo la mia vocazione allo studio di lingue e letterature straniere e la mia esigenza di aggirare l'università di Torino, che avrebbe fatto di me una pendolare fra Torino e Bra. Così, quando scoprii che la Bocconi aveva un corso di lingue che non c'era a Torino, dissi ai miei che "dovevo" andare a Milano. E cosi' fu.
Uninetwork - Molti ricordano gli anni dell'università come i più belli. Per lei vale la stessa cosa o i decenni d'impegno politico e istituzionale sono quelli che sente più suoi?
Bonino - Ho conosciuto anni più belli e altri molto più brutti, rispetto a quelli passati all'università, che ricordo belli soprattutto perché furono quelli in cui realizzai pienamente il mio desiderio di indipendenza, di mostra a me stessa che ero capace di vivere serenamente da sola.
Uninetwork - Spesso si studia figurandosi una prospettiva di vita, si crede di veder bene il nostro obiettivo, e poi tutto viene scombussolato magari da un incontro, o dalla suggestione di un momento. Qual é stato l'incontro che ha cambiato il suo destino?
Bonino - Fu un'esperienza del tutto imprevista, capitata a metà dei Settanta, quando insegnavo inglese e non sapevo ancora bene che cosa avrei fatto della mia vita. Presi la decisione assai penosa di abortire e dovetti farlo, all'epoca, clandestinamente. Ne soffrii fisicamente e ancor più psicologicamente, come per una enorme violenza subita. Ma fu anche l'occasione per conoscere i radicali, donne e uomini che lottavano per la legalizzazione dell'aborto. Loro mi aiutarono a superare la prova e io diventai una di loro, una militante dei diritti civili che nel 1976 fu eletta alla Camera nelle liste radicali.
Uninetwork - Lei é stata membro fondatore del "Food and Disarmement International", associazione che promosse la stesura di un documento dei Premi Nobel che invitava i governi a prendere provvedimenti urgenti contro lo "sterminio per fame" nel mondo. Un moderno ateneo economico, a suo parere, dovrebbe insegnare più esplicitamente a comprendere e affrontare le dinamiche e le problematiche del sottosviluppo?
Bonino - Il mondo cambia in fretta. La Bocconi di oggi dovrebbe a mio parere aiutare i giovani ad analizzare senza pregiudizi i cambiamenti epocali prodotti dalla globalizzazione e "governarli" in modo che l'accelerazione impetuosa dello sviluppo mondiale cui assistiamo possa, coniugata con una mondializzazione parallela dei diritti civili individuali (della libertà individuale), aiutarci a ridurre drasticamente il numero delle persone ancora condannate a vivere nella povertà estrema, materiale e intellettuale.
Uninetwork - In occasione delle manifestazioni di Genova, alle quali hanno partecipato tanti studenti, si é molto parlato di "disobbedienza civile". Lei ha tutti i titoli per chiarirci quale sia a suo pare la corretta accezione del termine e cosa differenzi "questa" disobbedienza civile da quella che lei ha teorizzato in occasione delle lotte antiproibizioniste.
Bonino - Quello che é successo a Genova non ha nulla a che vedere con la disobbedienza civile cosi' come l'hanno teorizzata e praticata uomini come l'americano Thoreau e l'indiano Gandhi. La disobbedienza civile, che é rigorosamente non violenta, consiste nello sfidare l'autorità ad applicare una legge iniqua, per dimostrare che non può funzionare. E' quello che abbiamo fatto noi radicali autodenunciandoci quando praticavamo l'aborto o distribuivamo in pubblico droghe leggere. Pronti ad andare in carcere, e ci siamo andati, per ottenere leggi che depenalizzassero l'interruzione della gravidanza e l'uso della cannabis. La disobbedienza civile passa attraverso il rispetto, fino alle estreme conseguenze, di leggi sbagliate. Niente a che vedere con la violazione fine a se stessa delle leggi, come é accaduto a Genova.
Uninetwork - E' stata eletta per la prima volta deputata a soli 28 anni. Oggi che la militanza partitica é in crisi, come giudica la possibilità che probabilmente pochi giovani riusciranno, per la mancanza di grossi apparati di sostegno, ad accedere alle istituzioni?
Bonino - Come tutte le attività umane, anche la politica si fonda sulla determinazione individuale e sull'accettazione di un certo grado di rischio. La mia esperienza dimostra che chi ha convinzioni forti trova la sua strada e che un gruppo, anche piccolo, di individui sufficientemente determinati e cocciuti può "fare la differenza". Io ho avuto accesso alle istituzioni, come dice lei, senza mai avere alle spalle "grossi apparati di sostegno". I quali apparati, d'altra parte, più che promuovere e premiare la vocazione dei giovani alla politica, servono a cooptare nei propri ranghi individui "omogenei", disposti a portare acqua al mulino.
Uninetwork - In molte università le liste studentesche non possono riprodurre i simboli delle liste politiche nazionali, pur essendo da queste ispirate e appoggiate. Non le pare un'ipocrisia inaccettabile?
Bonino - Si.
di Raffaele Panizza
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