Roberto Vecchioni
Cantautore
Uninetwork - Il legame tra università e città ci sembra piuttosto labile, limitato a scambi di natura più che altro commerciale o di immagine.
Dei giorni nei quali eri studente, conservi il ricordo di un dialogo più profondo, meno interessato?
Roberto - Le università sono ormai delle sorte di ambasciate all'interno di luoghi sconosciuti, stranieri, spesso indifferenti.
Non c'è rapporto tra cultura, apprendimento delle tecniche e territorio: questo è il prezzo della globalizzazione.
Ai miei tempi ovviamente non era così. Milano era dentro e fuori, negli occhi, nei libri, nelle aule.
Uninetwork - Ti sembra che la tendenza a dislocare i poli universitari in aree periferiche sancisca questa divisione o rappresenta qualcosa di diverso?
Roberto - La tendenza a decentrare è perfettamente in linea coi tempi. In periferia è più comodo arrivare (da fuori) e muoversi. D'altronde per motivi simili gli aereoporti e le fiere sono già oltre le cinta di mura.
Uninetwork - Che opinione hai della politica universitaria? Ti pare una diminutio propedeutica di quella nazionale o conserva il potenziale per una propria identità?
Roberto - Non esiste più politica universitaria. Vi sono all'interno degli atenei frange sparute di volontari romantici con piccole sedi tristi. la politica come movimento è finita nel '78.
D'altronde pochi s'interrogano sul senso di quel che vanno imparando privilegiando un rapido apprendimento di tecniche per affrontare il reale.
Uninetwork - Quando torni all'università Cattolica, provi più nostalgia per il passato o sollievo per averla passata? Nel brano Bei Tempi ne da uno spaccato felice e pieno di vita...
Roberto - Ho bei ricordi dell'università e i bei ricordi provocano nostalgia. Ma ho ancor più nostalgia dei miei vent'anni.
Uninetwork - Come vedresti, in un paese di patiti come il nostro, una facoltà universitaria sul calcio?
Roberto - Secondo me un insegnamento sul calcio potrebbe rientrare in una facoltà più ampia che si occupi di gioco, cimento e fiction come metafora della vita.
Uninetwork - "Non rimpiango le cose che non ho, sono molte, molte di più quelle che ho"...
Come dirlo a chi ha perso la propria metà e vorrebbe urlare a Milano "... ma dammi indietro la mia seicento... e una ragazza che tu sai "?
Forse dicendogli "Sogna ragazzo sogna" ricordando che "niente ha più realtà del sogno"?
Roberto - Le molte parti di noi che urlano, strillano, si stringono, si lasciano e ricompongono hanno di volta in volta diverse sfumatura d'interpretazione del reale e anche a me può capitare, nel tempo, di rimpiangere oppure guardare avanti.
Ho creduto che il sogno fosse tutto quando ho sentito "la" pressa del reale come invincibile nemico assurdo.
Ho deciso che vita e arte sono due capolavori distinti che si intersecano spesso quando ho saputo leggere con chiarezza dove il reale contava e dove era invece da sottovalutare o da superare ridendo.
Raffaele Panizza
per "Ci sto dentro" A.A.2000/01
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