Sergio Bonelli
Editore
Uninetwork - Lei si è trovato molto giovane, sotto la guida di suo padre, a lavorare sodo nell'allora piccola casa editrice di famiglia a contatto col pionieristico mondo del fumetto italiano.
Cosa La spinse a prendersi anche l'impegno dello studio universitario?
Bonelli - Ricordo che quando mi iscrissi all'università la casa editrice fondata da mio padre era molto piccola e contava di solo tre persone. Se non sbaglio era il 1955 ed il mondo del fumetto, a parte qualche rivista, era ancora nelle mani di pochi matti appassionati ed il lavoro non era tantissimo.
Io poi ero un ragazzo a cui piaceva andare in giro, divertirsi, andavo al cinema tutti i giorni ed il mio impegno nell'azienda non andava più in là di rispondere alle lettere dei lettori, fare dei pacchetti, rifinire qualche disegno.
Non vorrei che passasse l'idea un giovane Bonelli iper-impegnato a passare le giornate lavorando e le notti a preparare gli esami: la storia è meno nobile.
Piuttosto è stato alle superiori, passate anche quelle tra cambi di istituto e bienni di recupero, il periodo nel quale avevo messo l'impegno maggiore.
C'erano materie, come il greco ed il latino, nelle quali eccellevo davvero mentre per la matematica, nonostante l'impegno forsennato, vivevo una propria negazione. Dopo un liceo travagliato mi iscrissi all'università fondamentalmente per fare contenta mia madre e perché ero convinto fosse più facile delle superiori.
Uninetwork - E invece…
Bonelli - E invece fu una tragedia. Intanto mi iscrissi a Giurisprudenza, una facoltà della quale non mi importava niente. Mi bocciarono immediatamente ai primi due esami che tentai di sostenere, così che mi resi conto di non essere in grado di studiare senza la vessazione di un professore al quale dovessi rendere conto continuamente, come avveniva al liceo.
I libri che mi interessavano, quelli di letteratura americana o di filosofia, li leggevo per me stesso e mi rompeva l'idea di finire da un docente a parlare di date o biografie.
Provai anche a cambiare facoltà, iscrivendomi a lettere, ma ormai ero definitivamente demotivato e dopo aver assistito alla presentazione del Rettore, non comprai nemmeno i libri. Inoltre casa mia era un posto un po' bohemienne. Giravano scrittori, disegnatori, gente appassionante… lo studio universitario perse presto interesse.
Uninetwork - C'è un piccolo aneddoto riguardo ad uno degli esami di profitto che ha sostenuto, la piccola cronaca di un votaccio insomma…
Bonelli - Un votaccio davvero!. Le prime due interrogazioni finirono come ho detto con una normale bocciatura. Il professore mi invitò a tornare per il mese successivo liquidandomi cortesemente ma con fermezza. La terza invece si concluse drammaticamente con la registrazione di un voto insufficiente sul libretto. Mi diede dieci su trenta e me lo scrisse.
E' un episodio al quale ripenso continuamente e mi tormenta il fatto di non riuscire proprio a ricordare cosa avessi fatto a quel signore per spingerlo a darmi quella sorta di castigo.
Uninetwork - Tra i personaggi della sua casa editrice, a parte Martin Mistére esimio professore e misterologo, chi potrebbe essere nella realtà uno studente modello e chi un irrimediabile fuori corso?
Bonelli - Questa è una cosa carina alla quale non ho mai pensato. Vediamo… . Direi che un irrimediabile fuori corso sarebbe di certo Mister No, e non solo perché vive in Amazzonia e, in un posto così, procurarsi i libri è obiettivamente complicato.
Direi che la sua curiosità sempre accesa, il suo porsi continuamente delle domande, ne farebbero un ottimo studente. Interviene però poi la sua immensa pigrizia a renderlo suscettibile di essere un eterno fuori corso.
Me lo immagino arrivare preparatissimo il giorno dell'esame e non darlo per pura inedia. Per l'altra categoria mi viene in mente invece il figlio di Tex, sempre pronto a correggere gli strafalcioni del padre ed a sottolineare i suoi anni passati a studiare dai Benedettini. Un vero secchione petulante!
Uninetwork - Le nuove facoltà prevedono parecchie occasioni di studio sul mondo del fumetto. Penso ad esempio alla semiologia, alla sociologia della comunicazione, in alcuni casi la filosofia. Anche la grande editoria sembra ultimamente riscoprire il mondo dei baloons, primo su tutti il caso dei nuovi gialli Mondadori.
Se la cultura si accorge di questa ricchezza, perché il pubblico invece li legge sempre meno?
Bonelli - In effetti questo è un paradosso al quale cerco di dare una risposta anch'io ma faccio fatica a farmi un'idea precisa. Forse coloro che hanno in mano oggi le chiavi della cultura, e mi riferisco a docenti, giornalisti e critici, sono gli stessi ragazzi che venti, trenta, quaranta anni fa leggevano le nostre storie.
Ecco, è forse un po' semplicistico ma la vedo così. Da mettere in conto c'è anche la vecchia tendenza dei nostri intellettuali a non volersi mischiare con ciò che odora troppo di popolare.
Ora che a leggere i fumetti sono rimasti in pochi, ecco che subito si innalzano ad oggetto di studio ed interesse. Un discorso simile può valere anche per le grandi case editrici, anche se può intervenire anche la possibilità che queste grandi aziende hanno di rischiare prodotti di nicchia e bruciarli.
Uninetwork - Dopo la bella uscita di Dampyr siamo in attesa di un nuovo personaggio: Gregory Hunter. Ci può anticipare i tratti generali di questo nuovo eroe Bonelli?
Bonelli - Gregory Hunter sarà un fumetto di rottura rispetto alle nostre ultime uscite. Nell'intenzione di Serra, che lo sta curando, sarà un fumetto classico, un eroe tutto d'un pezzo che agisce nello spazio e sconfigge il nemico senza alcun ripensamento. Un vero eroe nel vecchio stile Bonelli. Puntiamo ad accontentare i nostri vecchi lettori, alcuni non più giovanissimi, che certe volte rabbrividiscono di fronte alle avventure di Dylan Dog o del nuovo Dampyr. Chissà che tra gi appassionati di Hunter non ci sarà anche qualche Rettore di Ateneo!
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