Dj Ringo
Uninetwork - Quando dici Bicocca, oggi, viene subito in mente la nuova università. Cosa richiamava alla mente questo nome vent'anni fa?
Ringo - Vent'anni fa era solo una delle tante zone a ridosso di Milano, quindi marcatamente suburbia. C'erano questi enormi palazzoni popolari, e come le tutte zone popolari non era un granché, e mancavano persino i negozi. Superata casa mia praticamente c'era solo campagna…
Uninetwork - …Beh questo magari trent'anni fa…
Ringo - No, dico sul serio. C'era solo il capolinea del tram, mi ricordo ancora: il 2 e il 11. Poi la Pirelli, e io guardavo sempre gli operai uscire dalla fabbrica con la schiscèta. La sera invece scendeva una nebbia che rendeva tutto ancora più desolante. Un po' più in là, verso la metropolitana, un quartiere occupato che diffondeva molta microcriminalità. Era la fine degli anni Settanta, gli anni dell'eroina, e c'erano un sacco di ragazzi con problemi di droga. Non era facile vivere lì.
Uninetwork - Ci ritorni spesso?
Ringo - Sì, i miei ci abitano ancora. Amici non più molti… ne ho persi parecchi per strada, per quei problemi che ti dicevo. Adesso la zona è cambiata. Dove c'era il famoso Bar Sport della Bicocca adesso c'è una banca. E forse è meglio così visto tutto quello che capitava in quel posto. C'è ancora la mia vecchia scuola media, la "Jolly", in via Giolli. Ancora marroncina e mezza scassata. Però funziona . E alla fine è arrivata l'Esselunga, e quando arriva l'Esselunga vuol dire che ci sono i consumatori e la Bicocca è diventa, così, ufficialmente vivibile.
Uninetwork - Come ha contribuito l'università, a tuo parere, al cambiamento della zona?
Ringo - Mi ricordo che quando vedevo le prime scavatrici in viale Sarca mi chiedevo sempre che cavolo stessero facendo. Adesso mi piace guardare, all'ora di pranzo, i ragazzi seduti a mangiare una pizza, vestiti tipicamente da universitari, i tipici studenti milanese. Poi c'è questo via vai per prendere i mezzi. E così tutti questi giovani, con lo zaino e il libro in mano, hanno sostituito gli operai di una volta e hanno rinfrescato l'aria.
Uninetwork - Tu perché hai deciso di non continuare a studiare?
Ringo - Non so… erano anni difficili. Nel 1978, a quattordici anni e dopo aver finito le medie, avevo una voglia pazza di andare fuori dalle balle. Allora sono partito per Londra, sai, a fare il punkettino. Coi soldi delle mance prendevo il treno e giravo l'Europa. Volevo vivere così, e lo studio non me l'avrebbe permesso. A me piace la scuola della vita. Ho imparato l'inglese lavorando al Londra e stando tre anni a Los Angeles. So che la torre Eiffel è fatta di ferro ed è alta tot metri perché sono andato lì e l'ho toccata… Capisci?
Uninetwork - …Ma se dovessi fare una pazzia e metterti sui libri, cosa vorresti fare?
Ringo - Sembra una pirlata, ma vorrei fare l'astronauta. Perciò a che facoltà dovrei iscrivermi?.. . Boh, ingegneria nucleare! Fare l'astronauta era il mio sogno da bambino, nato dalla folgorazione che mi prese quando vidi le immagini del primo uomo atterrato sulla luna.
Uninetwork - Il bello è che la gente come te, che si è vissuta la vita, viene spesso chiamata a parlare all'università. Cosa pensi di poter insegnare sul mondo dei giovani e sul mondo della notte?
Ringo - Io giro spesso con Don Mazzi, e anche recentemente abbiamo fatto un tour contro la droga e il malessere giovanile. Ma non penso di poter insegnare qualcosa, voglio solo portare l'esperienza di ventidue anni passati a lavorare in discoteca, cercando di mettere in guardia contro i pericoli ma anche correggendo certe visioni distorte e colpevolizzatici sul mondo della notte e della musica.
Uninetwork - Tu hai avuto da poco una bellissima bimba con Eleniore Casalegno. E immagino che, da bravo papà, tu abbia fantasticato un po' sul futuro si Swami. Ti immagini una vita di studi e cultura o a quattordici anni mandi a Londra pure lei?
Ringo - Boh! A dire il vero mi sono sorpreso qualche volta a pensare di farle fare questo piuttosto che quest'altro ma poi mi sono detto "Ma che cavolo ti prende, Ringo!". No, non è giusto. Aspetto che cresca, aspetto che sviluppi la sua personalità per decidere insieme a lei, anche se non potrò mai essere molto obiettivo visto che anche adesso, che non ha neppure due anni, mi sembra già dotata di talento e di un carisma incredibile. Le piace molto la musica, balla sempre. Insieme a sua mamma cercheremo di metterle a disposizione quelle opportunità che il lavoro che facciamo ci permette di avere. Non la manderò in una scuola di merda come è stata la mia, dove c'erano risse ogni due giorni e a volte anche qualche accoltellato.
di Raffaele Panizza
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