Dario Fo
Premio Nobel
Uninetwork - Un flash di Dario all' Accademia..Come mai hai deciso di andarci e quali stimoli hai trovato in quell'ambiente?
Fo - Ancor prima il Liceo, era proprio il mio sogno di bambino, sono arrivato a quattordici anni a Milano, avevo tredici anni quando avevo dato l'esame di ammissione, avevo una grossa passione, ho partecipato, ero vivo, presente, c'era una bellissima aria, ma poi purtroppo è giunta la guerra. Poi..col tempo ecco che mi hanno accettato ed ho cominciato l'Accademia, l'università è stata spezzata ancora dalla fine del conflitto e ho ripreso, una volta finito, e ricordo che avevo ventitre anni o forse ventidue ed avevo già terminato. Nello stesso tempo frequentavo anche architettura.
L'Accademia era bellissima soprattutto nel periodo post bellico perché c'era un aria di libertà, non c'erano i cosi chiusi, ma ognuno - naturalmente rispettando i tempi, non entrando a piedi giunti nelle situazioni di lavoro che esistevano in ogni classe, reparto. Esistevano tre scuole di scultori, ce n'erano due di pittori, c'era quella di scenografi, quella importante degli affreschisti.
Io ad esempio ero con Carpi, allo stesso tempo con Funi, e poi naturalmente c'erano tutte le altre materie quali anatomia, storia dell'arte, architettura. La cosa importante era che i corsi erano limitati, i maestri dirigevano gruppi di trenta quaranta persone; si aveva la possibilità di sperimentare, provare, entrando negli altri gruppi ad es. scenografia..io ci andavo spesso, anche se mi vedevano di più a scultura con Marino Marini, e ancora Manzù di cui sono divenuto poi amico. Tutte queste persone mi interessava conoscerle, infatti nel disegno Manzù è stato per me importante, come lo era Funi, un grande disegnatore, e oggi ancora riporto l'agilità del raccontare attraverso il disegno grazie questi due grossissimi artisti.
Uninetwork - Quindi anche dei veri maestri…
Fo - La cosa interessante è che v'erano tanti maestri: Carrà, che veniva spesso ad insegnare da noi, c'era De Chirico, che se anche non veniva a insegnare era sempre li nei dintorni; a me è capitato di parlarci alcune volte, era forbito provocatorio, in alcuni casi orso, anche pieno di umorismo.
Uninetwork - Un po' come il tuo teatro insomma…una forma d'arte che vuole stimolare e trovare la risposta del pubblico.
Fo - Si , anche provocare! Ritrovare i valori dell'improvvisare. Anche nella pittura c'è l'improvvisazione, la cosa straordinaria è ad esempio quando si progetta un affresco che sembra così legato a degli schemi a cartoni, al fatto di esser preciso, ma a un certo punto capisci mentre lo fai che c'è qualcosa che non ti piace e allora cambi completamente tonalità, situazione, il taglio, vai a soggetto.
Uninetwork - Un fatto curioso capitato negli anni di studio in Accademia?
Fo - Il fatto che noi eravamo anche legati alla vita pubblica, alla vita, alla cronaca. Si lavorava anche fuori, a me è capitato di fare affresco invitato da pittori importanti che avevano bisogno di pittori nello svolgimento e sceglievano tra i giovani. Eravamo un gruppo di persone, non a caso quelli che poi sono venuti fuori, sono diventati famosi, importanti. Eravamo scelti dai vari Professori per essere supporto alla pittura, e molte volte erano decorazioni legate anche alla pubblicità. Abbiamo perfino fatto delle della decorazioni a delle tombe, dentro un cinematografo abbiamo lavorato per un mese e mezzo e con i soldi che abbiamo guadagnato siamo andati tutti a Parigi a studiare, a divertirci in vacanza. Era un periodo vivace, intenso, non c'era angoscia con tutto che era un momento di difficoltà sul piano economico, però noi quasi non lo sentivamo perché avevamo vitalità, tanti interessi. Gli interessi stessi venivano verso di noi, tutt'intorno a Brera ad esempio c'erano i più grossi cineasti, gli attori, gli sceneggiatori, che andavano e venivano.
Io raccontavo le storie già d'allora. Raccontavo i monologhi, Il povernano, le follie della trasposizione della Bibbia in forma popolare, volgare. Ero conosciuto non tanto come pittore quand'ero ragazzo, piuttosto come contastorie. Ero famoso, ogni tanto mi invitavano alle feste perché raccontavo, cantavo. Ricordo che c'erano altri che cantavano e suonavano, c'era tanta gente che si potevano fare tre orchestre. Musica, pittura, teatro, cinema, letteratura, c' era tutto.
Uninetwork - Un quartiere d'altri tempi..
Fo - Si, si adesso li c'è solo la moda, ci sono andato qualche volta , mi viene malinconia. Tutto era diverso, era il centro culturale della città e d'Italia, c'erano i romani, i fiorentini, ci si scambiava andando a Roma, Napoli.
Uninetwork - Questo scambio culturale è forse oggi più sentito come necessità di confronto verso le culture straniere, l'Accademia infatti promuove particolarmente lo scambio per gli studenti attraverso l'Erasmus.. ed anche la docenza in Istituti esteri.
Fo - Io sono stato erasmus, ho fatto delle esibizioni di teatro con loro. Anche quello era un tempo in cui giocavano bene delle concomitanze felici, allora tutto era più facile. Vorrei che tornasse a Milano un periodo così!
Uninetwork - L'Accademia ha seguito l'evoluzione dell'arte e della comunicazione aprendo Brera 2, fucina in cui vengono coltivati e insegnati gli aspetti della multimedialità in senso lato. Come vedi questo passaggio?
Fo - Io amo moltissimo le tecnologie, lavoro moltissimo coi computer, con la trasposizione, adesso sono stato da mio figlio, ancor più attrezzato di me, a realizzare un libro su Leonardo prendendo le immagini, facendo i montaggi. Franca poi ama moltissimo i computer, il lavoro creativo attraverso il computer. Io sono un pochettino indietro rispetto a quella che è la tecnica fino in fondo, però mi piace partecipare, vivere quest'esperienza fino in fondo. Non bisogna aver timore, tutto serve ad ingrandire e ad arricchire la propria conoscenza.
Uninetwork - Un saluto agli attuali studenti di Brera che rivivono i posti e le esperienze di un giovane Fo?
Fo - Vi saluto caramente, e dico non siate prevenuti in nessun campo, cercate di aprirvi, non fermatevi nel solo ambito del vostro mestiere - mestiere come arte- , ma cercate di allargare in tutte le direzioni. Questo vi arricchirà senz'altro in quella che è la particolare dote che voi pensate di sviluppare.
di Aldo Nobile
|