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Giancarlo Forestieri
Giancarlo Forestieri Università Bocconi

Una delle conseguenze della riforma dell'università è la necessità di adeguare programmi e metodologie didattiche ai nuovi obiettivi dei corsi di laurea. Già due anni prima della riforma, la Bocconi aveva introdotto un nuovo modello didattico, che ne anticipava le principali novità. Quali sono i capisaldi di questo "modello Bocconi", e come è cambiato con l'avvio dei nuovi corsi triennali?
Sostanzialmente sono tre i capisaldi sui quali si basa il nuovo modello didattico: il sistema dei crediti, l'aver aumentato l'attenzione verso la performance degli studenti, tanto dal punto di vista dell'apprendimento quanto per riallineare il tempo effettivo e il tempo formale della laurea, e la ripartizione generalizzata dell'attività didattica in classi di 150 studenti.
L'adozione del sistema dei crediti ha rappresentato un momento di riorganizzazione generalizzata della didattica, di riprogettazione dei corsi, di verifica del peso che i singoli contenuti didattici hanno rispetto al tempo a disposizione per gli studenti.
È stata attuata una taratura delle modalità di valutazione; è stata generalizzata la regola di prevedere una valutazione in itinere attraverso prove intermedie, e sono stati incentivati tutti i momenti di interattività didattica, non obbligatori ma fortemente raccomandati, che possono aiutare l'apprendimento e la valutazione, come gli esercizi, i compiti a casa, gli assignment.
Con i trienni è stata ulteriormente rafforzata la nostra attenzione nei confronti dei processi di apprendimento degli studenti, con l'obiettivo di portarli alla laurea nei tempi formalmente previsti. In più, abbiamo istituito, proprio al primo anno del triennio, la figura dei tutor didattici, che hanno la funzione specifica di "anello di congiunzione" tra il gruppo classe, o anche lo studente preso singolarmente, e l'insieme dei docenti. Stiamo parlando di tutor che sono giovani docenti che hanno sia titolo sia responsabilità didattica per intervenire, su incarico del docente responsabile di ogni insegnamento, nei confronti degli studenti, aiutandoli quando questi hanno dei problemi o dei ritardi.
Un'altra novità introdotta con i trienni è la regola che, su richiesta dei docenti responsabili, le otto ore di lezioni corrispondenti, in via generale, a un credito, possano essere integrate da ulteriori due ore di attività didattica di supporto all'apprendimento, per riprendere argomenti già trattati, per ripetere, per fare ulteriori esercitazioni, sempre con l'obiettivo di mettere gli studenti in condizione di arrivare puntualmente ad assolvere i propri impegni. C'è, poi, un aspetto della didattica che dovremmo innovare, ed è quello relativo agli stage. Nei trienni, infatti, non ci sono i tempi per attuare in modo generalizzato formule di stage come quelle che abbiamo fatto tradizionalmente. Ma stiamo discutendo proprio in questo periodo per verificare in che modo la formula dello stage potrebbe essere rinnovata per essere compatibile con la durata dei nuovi corsi.

Oltre alle esigenze derivate dalla riforma, quali riflessioni sul progetto formativo specifico di ogni corso di laurea e, più in generale, sull'approccio allo studio dell'Università Bocconi, hanno condotto alla costruzione del nuovo modello didattico?
Il problema di base, che ha animato le discussioni sull'impostazione del modello didattico nella nuova formula del tre più due, è che il triennio prevede un programma formativo in cui devono ragionevolmente coesistere la formazione di base e i contenuti professionalizzanti, cioè due esigenze in parte contrapposte. L'abbiamo affrontato in primo luogo mettendo molta attenzione alla formazione di base, comunque indispensabile sia per quelli che vogliono proseguire verso il biennio sia per quelli che si rivolgono direttamente al mercato del lavoro. Abbiamo, poi, previsto alcuni contenuti del piano di studi, alcuni insegnamenti opzionali a scelta dello studente, e il lavoro finale, per fornire allo studente degli spunti di interesse più orientati alle applicazioni nel mondo del lavoro. Anche nella formazione di base comunque c'è molta attenzione alle competenze, alle metodologie, alla capacità di muoversi attraverso le conoscenze, cioè al possesso di strumenti per utilizzare in maniera efficace le conoscenze.
In questa fase di messa a punto definitiva del nuovo impianto, il nostro obiettivo è fare in modo che non ci sia solo "un" modello didattico generico dell'Università, ma che, all'interno di questo modello didattico, ogni corso di laurea sviluppi delle proprie specificità, dei propri approcci alla didattica e all'apprendimento in funzione delle aree disciplinari prevalenti nel corso stesso, e delle naturali controparti – che possono essere il mondo dell'impresa per il Clea, o il mondo della finanza per il Clefin, o ancora il mondo delle istituzioni culturali per il Cleacc, e così via – con le quali docenti e studenti si trovano a operare. Sono un esempio di questo nuovo approccio i laboratori, che presuppongono una modalità di organizzazione della didattica che non è quello delle tradizionali ripartizioni della materia per argomenti o per aree disciplinari, ma per criteri trasversali: un laboratorio può essere organizzato per aree funzionali, o per problemi

Una delle generiche accuse mosse al nuovo sistema delle lauree triennali è quella di implicare una semplificazione dei contenuti dei corsi, e quindi un abbassamento generale della qualità della preparazione dei laureati. Come si pone il modello Bocconi di fronte a questo rischio?
La filosofia della riforma è ripartire quello che prima era oggetto di un unico quadriennio in due moduli di tre e due anni, e di fornire proprio nell'ambito del biennio agli studenti più bravi e motivati la possibilità di fare percorsi di studio di alta specializzazione, con livelli di preparazione non solo comparabili ma anche superiori a quelli dei vecchi quadrienni. Il modo corretto di formulare il problema è quindi: se prendiamo l'intero percorso tre più due, alla fine, avremo risultati migliori? Dirlo con certezza adesso è impossibile. Quello che, però, fin d'ora è certo è che il tre più due ha dei vantaggi: in primo luogo, infatti, inserisce un elemento di flessibilità, e quindi di arricchimento, nel percorso formativo, in quanto alla fine del triennio uno studente può decidere se proseguire esattamente lungo il medesimo filone disciplinare oppure se spostarsi su altri filoni. In secondo luogo, il passaggio dal triennio al biennio sarà riservato a un numero abbastanza alto di studenti, ma di studenti selezionati, più bravi e motivati, e questo renderà possibile un lavoro molto approfondito e intenso di alta specializzazione, che dovrebbe andare a tutto vantaggio dei risultati finali. In conclusione, quindi, la formula del tre più due offre certamente uno spazio maggiore, rispetto al vecchio sistema, per raggiungere obiettivi formativi di eccellenza.

Oltre ai corsi di laurea triennali, la Bocconi – direttamente o attraverso le strutture della SDA – propone una gamma molto ampia di altri corsi, dalle lauree biennali ai master universitari, master post-experience e corsi di perfezionamento. Quali caratteristiche rendono particolarmente attrattivi questi corsi anche per gli studenti/laureati di altre università o stranieri?
Per ora noi guardiamo al percorso tre più due come all'architettura principale dell'offerta formativa dell'Università. Questo significa che noi vediamo il biennio come punto centrale della formazione post-triennio, ed è il punto centrale anche nel senso che è su un programma biennale che una università come la Bocconi, bene organizzata e con delle ottime risorse didattiche e di ricerca, può distaccarsi in modo significativo da chi non ha risorse comparabili.
Ma la Bocconi ha una storia di master post-experience molto importante, attraverso la SDA è nelle classifiche internazionali col master MBA, e su questo segmento ha una posizione unica in Italia e di leadership in Europa, oltre che apprezzata a livello mondiale. Quindi dobbiamo continuare a valorizzare Il post-experience, che si colloca essenzialmente in SDA, proprio perché si rivolge a coloro che hanno già maturato almeno tre-quattro anni di esperienza professionale. Semmai l'alternativa c'è tra bienni e master universitari o corsi di perfezionamento, perché questi, almeno al primo livello, seguono immediatamente la laurea.

Ma allora qual è l'elemento distintivo tra un master universitario e un biennio? Le differenze principali sono due. La prima è che i master universitari potrebbero rivolgersi prevalentemente a laureati non della facoltà di economia, cioè a laureati triennali che, dovessero accedere a un biennio della facoltà di economia, avrebbero un problema di debito formativo troppo alto mentre, con specifici corsi propedeutici, potrebbero accedere a un master. Questo è, credo, un argomento serio, perché c'è un numero significativo di studenti non di economia che può essere interessato ai temi della formazione economica manageriale. Ed è un argomento valido anche per gli studenti stranieri. La seconda è che un master annuale può avere un profilo formativo molto più focalizzato e molto più a stretto contatto con una famiglia professionale del mercato del lavoro, o addirittura con una professione, da coltivare in modo molto approfondito, molto tecnico, anche molto applicativo, diverso da quello che, magari su temi disciplinari analoghi, si può fare invece in un percorso biennale, dove si dà spazio ancora alla formazione metodologica, ad alcune discipline fondamentali e si sviluppa una specializzazione di tipo differente.

Intervista a cura di Marina Cappelletti
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