Uninetwork - Home Page
Iscriversi all´università? Vivere l´Università? Benvenuto sul Network delle Università italiane, ogni giorno on line con news, eventi e curiosità dalla tua Università.
 Varese   Bergamo   Pavia   Brescia   Como   Milano   Ferrara   Bologna   Parma   Verona   Padova   Venezia   Siena   Pisa   Firenze   Bolzano   Trento   Torino   Vercelli   Udine   Trieste   Messina   Siracusa   Catania   Roma   Napoli   Genova   Cagliari   Sassari   Aosta   Bari   Cosenza 
HOME | ANNUARIO | NETWORK | DICONO DI NOI | CONTATTI | PARTNERSHIP | AREA RISERVATA
.
Cerca nel sito 
.
Bacheca       
    Alloggi
    Lavoro
    Lezioni
    Appunti & Libri

Vedi annunci .
  Master & Corsi
  Network
  Dicono di noi
  Contatti        
  Link utili
  Diritto allo Studio
.
Ultraviolet
Ultraviolet
La band è nata nel 1997 ma solo dopo 4 anni di lavoro avete pubblicato il vostro primo album. Quale è stato il motivo principale per cui avete aspettato così tanto e quale è stato l’input che vi ha fatto decidere che era il momento per uscire con il disco?

Il disco per noi ha rappresentato la possibilità / necessità di fermare in “bella copia” tutte le idee che avevamo maturato nel corso dei primi 4 anni. Abbiamo lavorato molto, non solo sulla musica, ma anche e forse soprattutto sulle noste attitudini, sugli equilibri, tra noi quattro e tra noi ed il nostro produttore, Mimmo Lezza. Ci rendiamo conto che per noi non era la cosa più importante inseguire a rotta di collo un contratto in ogni momento, ma aspettare, crescere ancora un po’, per arrivare al disco con la sicurezza e la tranquillità che pensiamo siano il punto di partenza per tutto.

Il vostro primo singolo è stato “Mille se”. In che modo avete deciso che era il brano più adatto per il vostro lancio?

E’ davvero difficle spiegare in due parole le cose più semplici. Eravamo tutti d’accordo. Penso sia stata una scelra coraggiosa da parte della nostra etichetta. Mille se è un brano “radiofonicamente” difficile, è piuttosto lungo e bla bla bla. Bisogna capire perché innanzitutto si pubblica un singolo. E’ un biglietto da visita, di te stesso e quindi del tuo disco. Lo è per il pubblico e per gli addetti ai lavori. Se avessimo voluto scrivere musica per le radio e le tv ci avremmo provato, ma non è quello che facciamo. Tutte le nostre scelte, di noi e della nostra etichetta, da quelle prettamente “artistiche” a quelle “di mercato” sono fatte in funzione della passione per la musica e dell’onesta ne confronti di tutti, anche di noi stessi. Mille se ci è sembrato un buon biglietto da visita, ma non tutti leggono i biglietti da visita allo stesso modo. E brutto annotare che molti ne osservano prima l’opulenza poi la derivazione, i colori, la carta, la qualità, il titolo. Poi forse, se avanza tempo (e non avanza mai), si preoccupano di capire davvero chi sei e cosa vuoi.

Lo scorso Novembre avete tenuto un concerto nella vostra città, Bari, all’interno del Teatro Abeliano. Penso che il teatro per un live sia una delle migliori location vista anche la possibilità di sfruttare al meglio l’acustica….. Quale è la vostra situazione (inteso anche come luogo) ideale per esprimervi al meglio dal vivo.

La situazione ideale è un posto dove stai bene. Dove riesci ad aquisire anzitutto feeling con il palco, ti “accasi”, ti tranquilizzi. Solo così riesci ad esprimerti al meglio. In un concerto devi parlare con in pubblico, non con le parole, ma con tutta una serie di energie e vibrazioni che si scambiano solo quando scatta una certa alchimia. Tra i nostri sogni non c’è quello di suonare in enormi stadi o lussuosi palazzetti anizhe scassatissimi club di provincia. Ci interessa suonare, stare con la gente, fare nuove esperienze, per crescere come persone e come band. A bari non ci sono posti dove suonare, ed il teatro si è rivelato il posto più vicino alle nostre esigenze in questa situazione desertica. Un esperimento, per metterci alla prova.

Voi avete suonato in concerto con i Prozac+ e avete aperto tra gli altri lo show dei Subsonica, degli Scisma e degli Interno 17. Come vi siete trovati con questi gruppi. A quale di questi gruppi si avvicina di più la vostra musica. Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?.

Alcuni sono più disponibili di altri. Dividere il palco con altri gruppi è sempre una gioia quando lo si riesce a fare nel migliore dei modi. A parte i prozac, con i quali abbiamo suonato ultimamente in una situazione purtoppo davvero precaria –e comunque siamo stati bene-, erano tutte band più o meno all’inizio, avevamo tutto da dimostrare. Si è stato bene, ci portiamo dietro delle belle immagini.
Ci piace certa musica italiana, ma non riesco ad associare gli UV a qualcuno. Forse ci sono delle idee degli Scisma che a grandi linee si possono leggere anche nella nostra musica. I nostri ascolti sono variegati, da Nick Cave agli u2, passando per i Red ho chili peppers ed i Marillion. Mi ricordo sempre una frase di Miles Davis: lui negli anni ’70 diceva che non esistono i generi musicali ma solo la musica buona e quella non buona. Per noi la musica buona è quella che ti emoziona, che trasuda la passione di chi suona e basta. Che sia una chitarra, una tastiera, una voce o un campionatore ad esprimere questo, beh quelle sono sfumature, espressioni personali di ognuno di noi.


Com’è oggi il vostro rapporto con la discografia. Quale è la vostra prima impressione quando vedete il prezzo di un cd.

Penso che noi in quanto band non abbiamo un gran rapporto con la discografia, e con buona parte di tutto l’indotto, dalle radio ai giornali. Nel senso che sostanzionalmente non ci interessa fare il loro gioco, in valore assoluto. Stiamo solo cercando il nostro spazio, per avere possibilità reali di fare quello che sentiamo. La discografia è malata, e questa malattia è stata alimentata da tutta una serie di malcostumi che si sono solo consolidati nel corso degli anni. Il prezzo alto dei dischi è solo la punta dell’iceberg. E’ una sorta di casta, in cui per mettere un piede dentro devi averci già messo la testa. E non puoi metterci la testa, perché devi metterci prima un piede. Un circolo vizioso che ha portato il pubblico a perdere un bel po’ di rispetto per la musica tutta. Perché quando si copia un disco, non si ha rispetto della musica.

La crisi della discografia ha portato in primo piano i concerti dal vivo. La gente compra meno dischi e preferisce ascoltare musica live. Cosa ne pensate?

La gente ascolta molta più musica oggi. Oggi c’è musica dovunque, e procurarsela è un gioco di pochi click. La musica è inflazionata, e molte cose che sembrano la realtà non lo sono, per via di alcuni atteggiamenti editoriali di alcuni media. Ecco perché il live rimane una specie di oasi, dove non ci possono ancora essere troppi trucchi. In Italia fare concerti è burocraticamente difficile, alle soglie del quasi proibito. Potrei scrivere per ore su questo genere di difficoltà. Ve ne sono sia dal nostro lato che da quello dei promoter.

L’idea di creare un gruppo e di fare musica è nata tra le mura universitarie o il progetto Ultraviolet era già stato ideato in precedenza?

No… quando c’era l’idea degli Ultraviolet solo un componente frequentava l’università. Altri due erano a scuola. Devo dire però che il frequentare l’università e suonare è una cosa che loro (io non studio) sono riusciti a fare bene. Raramente, forse mai, abbiamo rinuciato a degli impegni per l’università. Questo si è tradotto sistematicamente col vedere libri di diritto privato nel furgone o sul mixer, nottate sulle tavole da disegno etc… anche perché nessuno di loro ha l’intenzione e/o la possibilità di rimanere a vita studente, e questo ha significato e significa qualche sacrificio in più un po’ per tutti, anche per chi non studia. Ma va più che bene così.

Come riuscite a far coincidere l’università con tutti gli impegni promozionali e lavorativi che avete?

Penso aver già risposto…:-)

Domanda classica. Che consigli vi sentite di dare ai giovani che vogliono formare un gruppo per intraprendere la vostra stesa carriera e sfondare nella musica?

Anzitutto: se qualcuno di voi riuscisse a sfondare nella musica per favore ci faccia sapere il trucco… A parte gli scherzi, quello che mi sento di dire è quello che sto imparando sulla mia pelle: ci vuole pazienza, calma e volontà. Suonate, suonate, suonate senza presunzioni e senza prendersi troppo sul serio. Siate voi stessi, seguite la vostra strada. E’ uno scambio continuo, una scommessa senza fine. Questo non cambia, dal garage al mega studio di registrazione.

A: quali sono i vostri prossimi impegni dal vivo. B: progetti futuri. Avete già qualche idea per il prossimo album?

Nel nostro futuro ci sono tantissimi giorni in strada. Stiamo facendo di tutto, noi, Suoni Senza Filtro e Get Smart! (la nostra agenzia) per suonare il più possibile. Ora ci concentriamo su questo, ne abbiamo necessità, quasi fisica. Grazie a Dio le idee non ci mancano, ne abbiamo già una serie per il prossimo album. Ma devono maturare, fare tanta strada sul furgone con noi, dormire non si sa dove con noi, conoscere chissa chi noi e via dicendo. E ad un certo punto faremo il punto della situazione, noi e il nostro produttore, per capire chi siamo e dove stiamo andando. E quando, ancora una volta, non saremo in grado di risponderci, inizieremo tutto d’accapo.


Intervista realizzata da
Nicolò Alberio
...
Iscriviti       
alla newsletter
scrivi la tua email
.
In evidenza


Promo Student
Accademia Italiana: Arte, Moda, Design


Uni Roma3
Università degli Studi di Milano - Bicocca
banner_iuss_pavia







Partners


Study in Australia

sportello stage banner








In evidenza


..
 Torna indietro
 Torna su
Copyright © 2005 Marketing Planet S.r.l.
Direttiva n.96/9/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell'11 Marzo 1996.  Tutela giuridica delle Banche dati.
Iscrizione nel Registro Operatori di Comunicazione al numero 10209.