Pali e Dispari
Come avete iniziato. Quale è stata la cosa (la molla) che vi ha fatto capire che questo era realmente il mestiere che avevate intenzione di intraprendere.
Marco (Nucleo) Giravamo nella stessa compagnia di amici ed eravamo un po’ le classiche “macchiette”: quelli che fanno ridere, che prendono in giro tutti, che fanno le gag. Io in maniera inconsapevole, Angelo (Capsula), invece, già da allora aveva intuito le potenzialità artistiche della nostra comicità. D’altra parte lui frequentava già allora il laboratorio Scaldasole, dove abbiamo mosso i nostri primi passi come duo come altri comici qui a Zelig, soprattutto tar le nuove proposte. Scaldasole è un laboratorio sociale dove chiunque voglia può esibirsi senza alcun tipo di obbligo e vincolo.
Dovreste essere entrambi studenti universitari. Ora che siete diventati famosi che rapporti avete con il mondo universitario? Avete ancora tempo per seguire le lezioni e per “vivere l’università”?
Nuc. Il condizionale è d’obbligo. Purtroppo c’è stato un momento, esattamente 4 anni fa, dove dopo esser stato iscritto per 4 anni ho scelto di fare il servizio civile per evitare di trascinarmelo all’infinito. Lo stesso anno però siamo riusciti ad entrare a Zelig: lavoravo tutto il giorno per il servizio civile, la sera eravamo spesso qui e con l’inizio dei nostri spettacoli il tempo per studiare era veramente limitato. Non riuscivo più neanche ad aprire un libro così ho deciso di mollare per poi pensare di riprendere nel momento in cui la mole di lavoro diminuiva ma i nostri impegni sono aumentati con il passare del tempo e non sono più riuscito ad integrarmi.
Cap. Devo sostenere ancora alcuni esami per laurearmi in lingue e letterature straniere con indirizzo teatro, cinema e spettacolo ma quest’anno, per mancanza di tempo, ho dovuto fare la pratica per la momentanea sospensione. La voglia di raggiungere il traguardo è veramente tanta ma in questo momento il tempo non me lo permette e devo ammettere che l’allenamento allo studio è un po’ arrugginito. L’allenamento alla lettura invece è sempre molto forte perché essendo il mio hobby principale continuo costantemente a leggere. Comunque penso che il nostro sia un mestiere in cui la mente è tenuta in costante allenamento, è un tipo di allenamento diverso ma è comunque un allenamento che può servire anche nella preparazione dell’esame. Male che vada, quando non riesco a rispondere a una domanda del professore gli faccio un schetch e la butto sul ridere.
Cosa avreste fatto da laureati se non foste riusciti a sfondare nel mondo della comicità o non avete ancora sfondato?
Cap. Riteniamo di essere a buon punto ma sicuramente vorremo sfondare ancora di più. Per quanto mi riguarda ho diversi sogni nel cassetto ma il primo in assoluto è quello di diventare attore. Se non avessi fatto questo mi sarei sforzato e avrei fatto di tutto per riuscire a fare lo scrittore, mi piacerebbe scrivere un romanzo ma anche racconti brevi. Come genere mi piacciono molto Mc Ewan e gli autori italiani, in particolare Moravia anche se quest’ ultimo l’ ho scoperto molto tardi. Con l’università invece ho apprezzato molto la letteratura francese e quella inglese.
Nuc. Visto che ho iniziato a suonare le percussioni da piccolissimo il mio sogno nel cassetto, quello che uno pensa sia irraggiungibile, era diventare musicista poi, per forza di cose è diventato un hobby. Stando con i piedi per terra invece avrei voluto fare il dentista visto che mi sono diplomato in odontotecnica ma soprattutto perché quando ero piccolo e andavo dal dentista vedevo mia madre che piangeva ogni volta per i costi esilaranti, allora mi sono detto: anch’io voglio guadagnare come il dentista che fa piangere mia madre. Ho provato a fare il test a odontoiatria e a medicina-chirurgia, per poi fare il passaggio, ma avendo toppato, visto che entrambi sono difficilissimi, ho scelto la terza opzione: filosofia. Dopo aver dato i primi esami, storia della filosofia, morale e estetica, è nata in me la voglia di diventare insegnante così ho cambiato scegliendo quello pedagogico che poi mi hanno tolto in corsa perché non avevo superato alcuni esami, entro il limite massimo, che permettevano di conseguire quella specializzazione. Non contento ho voluto cambiare nuovamente puntando sulla specializzazione storico-filosofico, ma per fortuna ho smesso perché mi aspettavano esami incredibili.
Siete stati definiti i comici più amati dai giovani e lo si può notare anche in giro visto che quello che esce dalla bocca di Capsula e Nucleo spesso viene ripreso e “inserito” nel cosiddetto linguaggio giovanile
Cap. Siamo molto contenti. Come ho detto anche in un’altra intervista, cosi sembra che ne facciamo tante e me la posso tirare un po’, ultimamente sono apparsi parecchi servizi in cui noi venivamo definiti come “promotori “ di un nuovo linguaggio e devo dire che molti giornalisti riportavano una serie di termini assolutamente sbagliati. Non ci sentiamo affatto colpevoli perché se essere responsabili significa aver fatto scoprire un linguaggio che è colorito ma che connota cose positive e cose negative, ovvero quello che accade ai giovani nella vita di tutti i giorni, allora ci sentiamo assolutamente responsabili e siamo contenti di esserlo.
Siete stati promotori di una campagna di abbassamento dei prezzi a teatro per i giovani e l’iniziativa ha avuto un grande successo (la riduzione è stata allargata dal teatro Ciak a tutti gli spettacoli del cartellone).
Nuc. Oggettivamente i prezzi dei teatri sono molto alti, soprattutto a Milano e nell’ Hinterland di conseguenza sono realmente pochi i giovani che possono permettersi di andare a teatro. Per questo motivo, con l’aiuto e l’invenzione del nostro ufficio stampa, Pamela Maffioli, siamo riusciti a portare al nostro spettacolo un sacco di giovani e tuttora ci seguono. Questa cosa ha fatto rimanere gli organizzatori a bocca aperta visto che in molti ci avevano già provato ma nessuno c’era mai realmente riuscito. Per noi è una cosa molto importante, siamo stati i promotori di questa iniziativa che poi hanno seguito anche altri comici e visto il grande successo ottenuto la riduzione e stata allargata per tutta le date in cartello del nostro spettacolo. In passato, siamo stati anche testimonial di un’altra iniziativa, sempre rivolta ai giovani, con “giallo pesca” e con la provincia di Milano. Tramite “giallo pesca”, in merito ad un’iniziativa della provincia, venivano messi a disposizione psicologi e sociologi via internet per aiutare i giovani ad affrontare i loro tipici problemi: il rapporto con i genitori, con le fidanzate, con la scuola e col lavoro, il tutto ovviamente in completo anonimato (sotto nick name). Prima ancora, durante il nostro secondo anno di lavoro, abbiamo contribuito alla campagna radiofonica contro le stragi del sabato sera. Siamo molto contenti di essere considerati come “icone” per i giovani.
Ho letto che spesso tenete laboratori sulla comicità per le scuole superiori. Come vi trovate a vestire i panni dei professori?
Cap. In realtà, e questa è una cosa molto bella dal nostro punto di vista, non cerchiamo di apparire come professori anche perché sarebbe assolutamente ipocrita da parte nostra pensare che la maggiore familiarità con questo mondo ci consenta di presentarci come classici insegnanti. Pensiamo di poter
portare solo il nostro apporto come persone che magari conoscono lievemente di più il mondo della comicità e della comunicazione. Attualmente
ne stiamo tenendo uno a Cologno Monzese. Noi portiamo quello che conosciamo e prima di iniziare la nostra lezione diciamo sempre una cosa: noi non siamo insegnanti e siamo qui per dire alcune cose a voi e per ricevere delle cose da voi.
Stiamo tentando di articolarlo secondo il nostro taglio facendo anche
leva su esperienze precedenti: prendiamo le singole cose, le inseriamo in un programma e cerchiamo di suddividerlo in 7-8 sedute. La cosa più importante è vincere la diffidenza dei ragazzi perché il 15enne all’inizio A ti vede come Capsula e Nucleo, quindi ci mette un po’ a capire che non sei solo quello e B è molto intimidito e devi metterlo a suo agio e due ragazzi come noi in questo
hanno sicuramente più riuscita rispetto al canonico insegnante. La cosa è molto utile anche per la nostra crescita perché mentre il ragazzo lavora tu gli dici una cosa Marco ne dice un’altra e io scopro una cosa di Marco che magari mi era sempre sfuggita e viceversa e questa è una cosa molto utile per la nostra crescita.
Nuc.Un ragazzo di 14-15 anni è una batteria tutta carica che spesso, come è capitato a me, viene tarpata. Questo è un errore clamoroso che molti professori e perfino molti genitori commettono visto che secondo il mio punto di vista è meglio incanalare che tarpare. Se un ragazzo è vivacissimo in classe non deve essere per forza catalogato come un deficiente. Noi, durante le lezioni abbiamo deciso di utilizzare questo metodo: se ci sono due ragazzi che continuano a chiacchierare mica li bacchettiamo sulle mani, come veniva fatto a scuola, anzi li mettiamo davanti a tutta la classe a parlare di quella cosa e li facciamo diventare, a loro insaputa, visto che non se lo sarebbero mai aspettato, protagonisti. Poi chissà che ci trovi altri due Pali e Dispari o un altro Antonio Albanese o un altro Paolo Rossi in mezzo a questi 14enni.
Ha influito molto la vostra quotidianità nel creare i personaggi di Capsula e Nucleo.
Nuc. Direi di sì. Direi che è stata una cosa quasi fondamentale perché all’interno della mia quotidianità ho molti Capsula e molti Nucleo come amici, non così estremizzati come vengono rappresentati da noi in palcoscenico ma
gente che ha fatto della filosofia Hip Hop una filosofia di vita. Lo è per chi ha visto il film di Eminem per esempio perché nel film si intravede una sua cultura, un substrato che viene dal lato povero della città, da dove vengo io per esempio (zona sud di Milano), cioè da un quartiere dove il livello medio non è molto alto e i giovani sono spinti a seguire quel filone che in America è già collaudato e che quando arriva da noi, ovviamente dopo un certo periodo,
viene preso bene o male e in molti casi viene assunto come filosofia di vita.
Cap. In realtà, se ci pensi attentamente, nascere in una zona meno agiata, se così la vogliamo chiamare, ti permette di avere un’idea più salda del gruppo e di capire che il gruppo è stato creato per difendersi da altri gruppi che cercano di infastidirti, cosa che in realtà nei quartieri più agiati di Milano,
ma anche di qualsiasi altra società è meno sentita. Avere un gruppo significa avere delle proprie regole avere un linguaggio avere delle priorità.
Intervista di Nicolò Alberio
|