LA GRANDE INVASIONE DELLE RANE
Non si vergogna. È decisa, sicura di sé, anche se ha appena dieci anni. Anna, sua sorella, le invidia questa forza. Chiusa nell'instabile mondo che si è costruita, vede le cose attraverso una lente appannata che distorce e sfuma. È istinto, emozione allo stato puro. Ha talmente tanta voglia di andare, di fare, che quando la febbre dell'entusiasmo finisce una strana pigrizia l'assale. Di giorno si allena a restare in apnea, a concentrarsi sulla respirazione fino a perdere coscienza, per esorcizzare quella paura che le fa battere i denti e sentire freddo dentro. La madre, donna altera, taglia le rose con la stessa sbadataggine con cui cura la propria depressione. Il padre, presente a intermittenza, coltiva un'ingombrante malinconia insieme alla passione malata per le rane. "Di tutti questi girini nello stagno pochi ce la faranno", dice, e sembra profetico. Sullo sfondo di una provincia assonnata che si risveglia sulle note di Le Freak degli Chic, con una scrittura fresca, effervescente, vibrante, si svolge un romanzo "a stazioni", uno psicodramma dal sapore giocosamente pirandelliano nel quale sei personaggi rincorrono la propria identità passando attraverso i falsi miti degli anni Settanta.
Eliana Miglio, cresciuta a Luino, è attrice. Ha lavorato con Lizzani, Scola, Risi, Avati, J. Jost. Questo è il suo primo romanzo.










































