Pinguini arrosto
Felice Cimatti intervista Fulvio Ervas
Questo è il suo primo libro da solo, precedentemente ha scritto insieme a sua sorella. Il passaggio dalla scrittura con sua sorella alla scrittura da solo vuol dire che si rompe un sodalizio o semplicemente che un po' seguite una strada, poi ogni tanto ne prendete un'altra e poi si ricomincia?
A parte che Luisa, in qualche modo, c'è sempre e non puo' essere diversamente, è che le nostre vite si intrecciano e abbiamo una vita narrativa molto complicata e quindi abbiamo deciso che provo a camminare un po' da solo e ho preso le redini di una storia che avevamo un po' lasciato con Commesse.
Questo libro rappresenta una sterzata verso una maggiore razionalità, mentre Luisa è più portata per le invenzioni fiabesche.
Questo libro è un intrecciarsi di dialoghi, tutta la storia è raccontata da dialoghi. C'è un motivo per questa scelta stilistica?
Abbiamo ripreso quello che era stata l'esperienza di Commesse, per cui c'era una parte di inchiesta poliziesca, una parte di soliloquio di un gestore di discarica, questa volta è quello di fare una narrazione con due specchi che si accompagnano, di far trovar il meccanismo del giallo e dall'altro lato parlare di un altro tipo di crimini e la solitudine dei vecchi mi pareva essere un buon argomento da accoppiare al tipo di morto che c'è stato in questo libro, che un prete, una figura che intriga.










































