L'Italia in bolletta

«Mi ricordo di quello che sosteneva che i poveri oggi non esistono più. Paragoni con il medioevo non si possono fare, allora i poveri vivevano di stenti, in Europa cʼerano i barbari, cʼerano da combattere tre o quattro guerre allʼanno. Adesso ci sono i banchieri, ci pensano loro a impoverire la gente. Però quel signore vorrei incontrarlo ancora, gli ricorderò che cosa ha detto Nouriel Roubini: “Era una festa dove tutti erano ubriachi e nessuno se lʼè sentita di spegnere le luci”.

Io vorrei sapere quando le riaccendono, ʼste luci. Non per fare grandi cose, ma per tornare alla vita normale, al lavoro, a qualche sera in pizzeria e a due settimane di vacanza. Non alle Mauritius, mi basterebbe la Liguria.»

Fino a pochi anni fa, gli italiani erano un popolo di risparmiatori. Oggi non più. Il primo colpo è arrivato, grazie alla complicità delle banche, con lʼinsolvenza dei bond argentini, le bancarotte di Cirio e Parmalat, lʼagonia di Alitalia, che hanno «tosato» decine di migliaia di famiglie. Unʼaltra botta lʼhanno data i tassi dʼinteresse, che per un certo periodo hanno fatto schizzare in alto le rate dei mutui.

In un panorama segnato dallʼinflazione (che si è impennata con il passaggio allʼeuro), da una pressione fiscale in costante salita, dallʼaumento delle tariffe, lʼaffondo finale è arrivato con il grande crac dellʼautunno 2008, quando tanti lavoratori sono stati licenziati o cassintegrati e molti investimenti «sicuri» (così almeno garantivano le banche e le società di rating) si sono praticamente azzerati.

Ma un conto è parlare di finanza e di economia in termini astratti: il Pil che sale e scende, i tassi che rimbalzano su e giù, in un balletto indecifrabile.

Unʼaltra cosa è vedere come lʼeconomia e la finanza incidano sulle nostre vite: tutto questo ce lo racconta Gigi Furini, con un viaggio-inchiesta tra gli italiani ormai strozzati dai debiti: quelli che vengono sfrattati dalle villette nelle periferie, quelli che perdono il sonno per gli interessi delle carte revolving, quelli che a novantʼanni hanno fatto — su consiglio del funzionario di banca — investimenti trentennali, quelli che sono stati mandati in cassa integrazione o semplicemente non hanno visto rinnovare i loro contratti a termine, quelli che vengono perseguitati dalle società di recupero crediti e quelli che hanno pagato il Suv a rate e adesso lo tengono chiuso in garage perché non hanno i soldi per lʼassicurazione e la benzina. Perché — ci fa capire Furini — questa crisi ci sta toccando tutti e di certo non bastano gli inviti allʼottimismo, i salvataggi miliardari delle grandi banche e dei banchieri (gli stessi che ci hanno portato fino a questo punto) o le sparate demagogiche a rimetterci in carreggiata.