La fine del copyright

Quando sono pochi conglomerati internazionali a controllare saldamente il bene comune della comunicazione e della produzione culturale, è a rischio la democrazia stessa.

La libertà di comunicare che spetta a ciascuno di noi e il diritto individuale di partecipare alla vita culturale della propria comunità (come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) non possono non indebolirsi davanti al diritto esclusivo assegnato dallʼodierno copyright a un pugno di manager e investitori, guidati unicamente dai propri interessi ideologici ed economici. È invece necessario e possibile creare un level playing field, un terreno di gioco dalle pari opportunità, un mercato culturale aperto a ‘creativiʼ, ricercatori e imprenditori di ogni livello, dai singoli individui alle aziende Internet.

Soltanto accettando con serenità lʼinevitabile morte del copyright per come lo conosciamo e ridisegnando le norme internazionali sul diritto dʼautore alla luce degli odierni (e futuri) scenari tecnologici sarà possibile dare concretezza alla diversità e al pluralismo che caratterizzano una società ecletticamente aperta e democratica, dove le opportunità economiche e culturali vengano create e distribuite su base paritaria.