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Con lʼavvento delle pay-tv, dei canali satellitari e delle televisioni tematiche si può vedere solo ciò che si vuole vedere; attraverso la personalizzazione delle edizioni elettroniche dei giornali e delle riviste sì può altresì leggere solo ciò che si vuole leggere. Opzioni ideologiche di ogni tipo, prive di contraddittorio, trovano modo di offrirsi a noi massicciamente grazie a Internet. Lʼinformazione sembra rispondere sempre più a logiche di marketing, e non a quelle civiche e politiche che sostengono la corretta formazione di unʼopinione pubblica. Forze centrifughe verso spazi virtuali frammentati e disconnessi svuotano quel luogo ideale, quellʼarena comune di confronto che è la sfera pubblica, il cuore della democrazia. Che cosa diventa, si chiede Cass Sunstein, la libertà dʼespressione quando le varie posizioni politiche non convergono più in uno spazio di incontro e di scontro? Lʼargomentazione, antica arte di mediare i punti di vista, non rischia forse di andare perduta? E come può una società elaborare qualcosa di comune (valori, scelte, visioni del mondo) se ognuno, come al supermercato, può approvvigionarsi di idee a proprio piacimento, in una solitudine indisturbata e sottratta al dialogo? Questioni che ci riguardano, dal momento che la posta in gioco è il fondamento stesso della convivenza sociale.
CASS SUNSTEIN
È professore di Jurisprudence alla Law School dellʼUniversità di Chicago. È autore, tra lʼaltro, di «After the Rights Revolution» (1990), «Democracy and
the Problem of Free Speech» (1993). Al Mulino è uscito «Il costo dei diritti»