Lacchè, fighette e dottorandi

«Dottorati! Facile parlarne... il difficile è trovarcisi coinvolto in mezzo e preso per il culo.
Umiliato sadicamente da uno stronzo pezzo di merda che si crede lʼunico, illustrissimo signore della scena e padrone della tua vita! Io lo so bene! Accidenti se lo so! E accidenti a me se non tiro fuori tutta la merda in cui mi sono ritrovato . . . ». Chi confida — giovane laureato alle prese con passioni sincere e ambiziosi desideri — di trovare meritata cittadinanza nellʼagognata cittadella dellʼaccademia, coltivi da subito, se ne ha, i suoi santi in paradiso.
E quello che racconta lo studente Fernando, le cui picaresche avventure sono un viaggio in parte comico, in parte indignato e furibondo, tra professori sadici e mafiosi, lecchini professionisti, focolarini tristanzuoli e studentesse impegnate, un poʼ fuori di testa, ma soprattutto dotate di un paio di belle tette e con una spiccata disponibilità alla relazione sociale (cose entrambe utilissime alla carriera).
Un romanzo scandaloso e irriverente. Una esilarante e dissacrante denuncia del malcostume nelle università italiane, una sorta di catarsi collettiva. Finalmente viene detto ciò che tutti sanno o pensano ma che nessuno aveva ancora osato esprimere.


Maurizio Makovec
(Viterbo 1972) si è laureato in Letteratura Comparata presso lʼUniversità di Siena, con una tesi su Louis-Ferdinand Céline. Ha vissuto in Marocco, a Bologna, a Siena, a Caen. Attualmente vive e lavora a Viterbo, in unʼazienda privata, dove si occupa di rapporti con la stampa. Collabora con il quotidiano “Il Tempo”. Nel 2003 ha pubblicato il saggio céline e lʼitalia, per le edizioni Settimo Sigillo, di Roma.