Le mele di Chernobyl sono buone
Che la società debba proteggersi dai nuovi pericoli di origine antropica — talvolta aggravati da sottovalutazione del rischio, interessi di parte, carenza di informazioni, iniqua distribuzione di rischi e benefici, danni irreversibili che si estendono a luoghi remoti e generazioni future — era chiaro già in quel 1986, ma oggi lo è più che mai: la riflessione sui rischi connessi allo sviluppo di scienza e tecnologia non può essere rimandata oltre.
Oggi più che mai, indagare il rischio tecnologico è una sfida che non si può rifiutare: come insegnano le storie narrate in questo libro, senza un dialogo aperto a tutte le parti coinvolte le controversie tecnico-scientifiche possono degenerare in conflitti sociali.
Questo libro, a partire dal racconto degli eventi che hanno condizionato il rapporto tra scienza e società e che si stagliano nella memoria collettiva (da Bikini a Seveso, dallʼAIDS alla mucca pazza), fa il punto sul presente, mostrando come il governo della scienza nelle democrazie contemporanee necessiti di scelte socialmente condivise. E si conclude con unʼaffascinante ipotesi: le rappresentazioni sociali delle tecnologie svolgono la funzione di miti moderni, capaci di influenzare il dibattito sugli sviluppi di scienza e tecnologia e determinare la società in cui vogliamo vivere.
Giancarlo Sturloni è responsabile di progetto del Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste, dove è titolare dei corsi “Comunicare il rischio” e, insieme alla giornalista Margherita Fronte, “Comunicare la medicina”.
Come membro del gruppo di ricerca ICS si occupa dei rapporti fra scienza e società e in particolare delle problematiche associate ai rischi tecnologici per la salute e per lʼambiente.
Ha collaborato con diverse testate nazionali, tra cui LʼEspresso, La Stampa, Le Scienze. Insieme a Paola Coppola ha scritto il saggio Armageddon Supermarket (Sironi, 2003).










































