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MILANOMassimo Cacciari

Da molti anni in cima ai pensieri di don Luigi Verzé, ha preso avvio con il corrente anno accademico la nuova facoltà di Filosofia dellʼuniversità Vita e Salute del San Raffaele di Milano. Nelle splendide sale affrescate di Villa Borromeo, nasce un campus dove insegneranno studiosi come Emanuele Severino e Salvatore Natoli, e che diventerà culla dei nuovi “intellettuali multidisciplinari” guidati da una preside dʼeccezione…

Professor Cacciari, il motto della nuova facoltà si potrebbe sintetizzare così: “filosofia: sapere concreto”. Molti però sono ancora convinti che dopo una laurea di questo genere gli sbocchi professionali siano pochi. Come fa un giovane di quinta superiore a convincere un dubbioso papà a iscriverlo al vostro ateneo?

Prima di tutto cʼè la grande tradizione di una realtà come il San Raffale: penso che questo di per sé rappresenti una garanzia, e sono convinto che la concretezza risieda ormai nel Dna di questa istituzione. Poi, se alcuni genitori sono plasmati dal senso comune e fanno sempre coincidere filosofia e vaghi propositi, noi non sappiamo cosa fare: mica si può avviare una campagna di sensibilizzazione per convincere i papà a iscrivere i figli a filosofia! Consiglio però ai ragazzi che vogliono venire a studiare da noi di leggere insieme ai genitori il piano di studi pubblicato sul sito (www.unihsr.it). Sono certo che vedranno le resistenze diminuire di molto.

E per quanto riguarda le aziende, ritiene che lʼattenzione verso i laureati in filosofia stia crescendo oppure finiranno tutti impiegati nelle “risorse umane”?

Beh, intanto le risorse umane sono un settore importante e non mi pare perciò che questa sia una prospettiva da buttare. Poi cʼè tutto il mondo della comunicazione dʼazienda. Noi puntiamo a far sì che i nostri laureati siano persone che, per preparazione e apertura mentale, siano in grado di agire in più settori e a vari livelli.

Quindi formerete intellettuali eclettici….

“Eclettici” non è il termine giusto: diciamo che formeremo persone capaci di ragionare a livello multidisciplinare.

I primi indirizzi triennali attivati riguardano rispettivamente la ‘filosofia delle prassi” e la “filosofia della mente e dei linguaggi”. Nessun accenno esplicito al mondo delle professioni mediatiche?

No. Pur nella consapevolezza che questo sarebbe stato accattivante nellʼimmediato, non abbiamo voluto utilizzare concetti commercialmente forti ma che poco avevano a che fare con la nostra facoltà che, a tutti gli effetti, è una facoltà di filosofia. Se poi per professioni mediatiche sʼintendono il giornalismo o la tv, nostro intento non è insegnare come si diventa giornalista o autore televisivo, quanto piuttosto fornire gli strumenti per capire il senso profondo di queste prassi.

Grazie anche a un corpo docente formato da studiosi di fama internazionale. Ci può fare qualche nome?

Fare “qualche nome” non è facile. Ricorderei Giovanni Reale per la Filosofia antica, Emanuele Severino per la Filosofia teoretica, poi il logico Salvatore Natoli, lo storico dellʼeconomia Paolo Barucci nonché Salvatore Veca per la Filosofia politica e tanti altri.

Don Verzé, fondatore dellʼuniversità e animato da unʼispirazione Cattolica e provvidenziale, ha influito sulla scelta dei docenti?


In nessun modo. Mi ha lasciato completamente libero di decidere. La facoltà non ha nessun fondamento confessionale, e don Verzé, persona illuminata, è convinto quanto me di questa necessità. I professori sono tutti cari amici e grandi studiosi che si affacciano con entusiasmo verso una nuova avventura.

Unʼavventura che, vista la concorrenza degli atenei cittadini, presenta anche qualche rischio. Vi aspettate una risposta importante anche dagli studenti fuori sede o il vostro bacino sarà costituito da chi vive nella provincia di Milano?


Contiamo di avere iscritti da tutta Italia. Non solo: siamo anche preparati ad attivare corsi in lingua straniera per gli studenti provenienti dal resto dʼEuropa.

Che alloggeranno in quali strutture?


Da questo punto di vista sarà il comune di Cesano Maderno — che sta dimostrando un entusiasmo incredibile intorno al progetto — a funzionare da grande agenzia immobiliare, preoccupandosi di trovare la migliore sistemazione per tutti. La strada è quella che condurrà alla creazione di un campus nel quale studenti e corpo docente potranno condividere pienamente il percorso universitario.

Pensa anche lei di abitare nellʼateneo — con vocazione quasi monacale — o sceglierà una sistemazione diversa?

Io penso di alloggiare in città. A Milano ho molteplici amicizie e interessi. Di giorno starò nellʼateneo ma per il resto niente clausura!


intervista realizzata da
Raffaele Panizza 28-03-2003