Giuseppe Pontiggia

Perché all’università si scrive così poco? Ai sui tempi lo si faceva un po’ di più o si parlava e basta?
Si scriveva abbastanza. Ricordo che ci facevano fare periodicamente delle piccole tesi; me ne viene in mente una su Dino Campana ad esempio. Era stata un esperienza formativa perché avevo dovuto misurarmi con la ricerca bibliografica, sui problemi della sintesi. Si facevano poi moltissime prove di italiano e latino. Io temo che sia il progressivo abbandono della pratica della scrittura sostituita da mezzi di comunicazioni più diretti e veloci. Con tutte le gravi conseguenze del caso...

…Infatti nascono tutti questi professionisti incolti. Immagino le sia capitato di ricevere qualche lettera sgrammaticata da parte del commercialista…
(Sorride divertito) Eh sì, perché la scrittura ha un ruolo centrale non solo nell’attività umanistiche, ma anche in quelle commerciali. Io ho lavorato per anni in una banca e ho potuto constatare come quelli che emergevano fossero coloro che sapevano padroneggiare uno strumento espressivo. La sintesi, la chiarezza sono dotti apprezzate alla grande nel mondo delle professioni. Il diffondersi delle scuole di scrittura siano dovute proprio al bisogno di apprendere una pratica che a scuola non si apprendere. Poi ci accorgiamo che intorno a noi, le regole del bell’esprimersi vengono riscoperte, come per esempio hanno fatto i pubblicitari, in Italia e in Francia, con la retorica classica.



Infatti da più parti si parla di rinascita della comunicazione scritta legata alla posta elettronica, agli Sms. Ma non trova che l’ignoranza vera degli italiani sia scientifica?
Penso che questo certamente sia uno dei vuoti da colmare.
Io personalmente ho sempre avuto un grande interesse per le materie scientifiche. Ricordo che all’università feci un esame extra curriculum in economia politica. Ma sono convinto che sia fondamentale lo studio delle discipline scientifiche per lo meno fin a dove sono accessibili in mancanza di strumenti tecnologici di misurazione. La scissione tra i due saperi ha avuto origine nel Rinascimento., quando il linguaggio matematico, che Galileo proponeva come il linguaggio in cui è scritto il libro dell’universo, è diventato inaccessibile ai più. Io sono convinto che la scienza eserciti un’influenza indiretta sulla letteratura, la teoria della relatività o quella dei quanti interagiscono in maniera minore però di quanto farebbero se noi le studiassimo direttamente.

Mi pare che tutti i luoghi problematici stiano uscendo dalla città. L’università Cattolica è centrale grazie alla sua antichità, ma se dovessero crearla oggi probabilmente la farebbero a Pero o giù di lì. Idem per il carcere di san Vittore, che sarà trasferito in zone più periferiche. Perché si vuole che i luoghi critici siano lontani dalla città e dagli occhi?
C’è un opera stupenda intitolata La città nella storia in cui l’autore, Louis Mounford, faceva notare come nell’antichità ad esempio la necropoli, la città dei morti, precedesse la polis, la città dei vivi. Ed erano cimiteri molto semplici, molto umani. C’era una visione più equilibrata e sapienziale dell’esistenza umana. La città antica era la celebrazione dell’esistenza umana nella sua interezza. La città moderna invece è dominata dagli ideali di efficienza e produttività, quindi tutto ciò che contrasta questi valori viene rimosso, proprio dal punto di vista logistico, e post-posto. Come viene rimossa la morte, la malattia, la vecchiaia e l’handicap così anche i luoghi problematici e riflessivi vengono considerati in contrasto con lo stato di cosse vincente.

Lei non ha mai nascosto sa sua fede interista. Immagino che questo rappresenti anche per lei un aspetto triviale, nel senso che si stupirà lei stesso di quanta aggressività si sfoga nella passione calcistica. Cosa c’è di irrisolto al livello culturale per quanto riguarda lo sport? Perché, a suo parere, è un mondo sostanzialmente schivato dall’università?
Io penso che la pratica dello sport sia di per sé ricca di eticità. C’è da dire che oggi lo sport è stato snaturato completamente dalla sua trasformazione in spettacolo. Anche nell’antichità c’era l’aspetto spettacolare, ma il confronto era leale , e se non lo era la slealtà era severamente punita. Il rischio è che lo sport eserciti una pedagogia negativa, perché oggi, il calcio ad esempio, comporta senz’altro l’utilizzo del doping. Sono amico di molte persone che si occupano di questi problemi, e anche da loro ha avuto la conferma che tutto lo sport è dopato. L’esigenza dello spettacolo altera anche biologicamente i ritmi dello sport.

Cosa voleva dire essere studenti della Cattolica ne xxx. Voleva dire essere di buona famiglia?
Sicuramente quest’aspetto c’era. Ma più che altro c’era una carattere confessionale molto più accentuato. Ad esempio era obbligatorio fare il giuramento antimodernista, occorreva proprio sottoscrivere un giuramento di non adesione al modernismo. Poi c’erano quattro esami di morale. Aveva queste caratteristiche, ma anche allora si sapeva che c’era anche molta apertura verso gli indirizzi critici e ideologici diversi, a meno che no fossero in grave contrasto. La Cattolica comunque godeva fama di grande serietà. 17-02-2003