Franco Zeffirelli

Come si è sviluppato nel corso degli anni il suo rapporto con i classici del Teatro da Shakespeare a Eduardo De Filippo a Pirandello?
Ho avuto la fortuna di avere un rapporto privilegiato con una vasta cultura, facendo teatro… ho sempre avuto, fin dai primissimi passi, la straordinaria curiosità che suscitava in me il meglio. I grandi capolavori, i grandi titoli, i grandi autori, li ho sempre tenuti vicino; il fascino dei “grandi” non mi ha mai abbandonato e ho creduto di potere di percorrere una strada superiore. Certo, ho fatto Shakesperare e credo di averlo fatto bene, o forse meglio dell’immaginabile, considerando la meravigliosa accoglienza che ho avuto, e che ho sempre, in Inghilterra e in tutto il mondo. E poi … Edoardo De Filippo, gli autori moderni, i grandi pittori… quelli mi hanno dato moltissimo. I ricordi che ne conservo sono sempre vivi e rivedere un disegno di Leonardo è sempre un’emozione… come la prima volta. Il grande merito che mi dicono di aver avuto è quello di avere sempre guardato avanti pur tenendo gli occhi fissi sul passato. Mi sento di dare quasi il consiglio di non trascurare la conoscenza di chi ci ha preceduto perché da un seme ne nasce un altro. Noi, uomini del presente, abbiamo un vantaggio rispetto ai grandi del passato: noi viviamo e produciamo e consegniamo al tempo quello che siamo stati capaci di creare, anche guardando loro!

Lei è ritenuto, a pieno diritto, uno degli italiani che, nel tempo e per qualità, hanno portato nel mondo l’eccellenza del nostro Paese. Come vive questo ruolo di ambasciatore della cultura? Quali emozioni le ha dato, rispetto anche al suo modo di vivere il rapporto con i grandi autori del passato ed in particolare Shakespeare, ricevere il titolo di “Sir” dalla Regina Elisabetta d’Inghilterra.
È questa una domanda un po’ imbarazzante. Mi fa piacere se lo dicono gli altri, ma potrei dire che c’è una confusione nella percezione, perché io non mi sento un messaggero ufficiale di cultura e di arte nel mondo “in nome del mio Paese”. Non mi ha mai inorgoglito, in maniera intenzionale ed ardita, l’idea di essere solo portavoce di quella cultura di qualità di cui l’Italia è sempre stata estremamente ricca, un Paese che forse ha costruito ben poco politicamente nella sua storia, ma che ha cambiato, tante volte nei secoli, la faccia del mondo con i geni che ha partorito ed educato. Esprimendomi con quello che la mia cultura e la mia educazione italiana mi hanno offerto e consegnato, portandola nel lavoro che ho fatto, ho dato al mondo un po’ di italianità; e per rispondere alla sua domanda, le dico che è grazie alle mille occasioni che la vita mi ha dato, attraverso possibilità di scelta e di decisione che io, uomo colto, italiano per eccellenza, senza togliere nessun merito agli altri, ho avuto gli strumenti per creare opere e risultati degni, in qualche modo, della grande tradizione della cultura e dell’arte italiana. Questa mia fortunatissima posizione è stata davvero sentita dagli stranieri per cui ho lavorato, tanto che poi queste persone non sono state più “straniere” per me dal momento che vivevo e lavoravo insieme a loro e in una certa misura mi hanno fatto sentire cosmopolita e non solo legato alla tradizione culturale italiana. Ed in questa ottica che vivo il grande onore e la forte emozione di ricevere il titolo di “Sir” dalla Regina Elisabetta: un eccezionale riconoscimento dato da quella che è una delle più alte autorità della politica del mondo, ovvero la monarchia inglese. Tutto ciò è stato per me quasi un coronamento dell’infinito numero di grandi onori che ho ricevuto, soprattutto dal pubblico, ma nello stesso tempo oltre ad inorgoglirmi, ha fatto nascere in me un desiderio onesto e sincero quasi di scusa, per non avere fatto di più.

Il film documentario del 2009 “Omaggio a Roma”, realizzato in collaborazione del comune di Roma e del Ministero per il Turismo e interpretato dal tenore Andrea Bocelli e dall’attrice Monica Bellucci, come nasce? Come si è sviluppata l’idea dell’“acqua” come fil- rouge?
L’idea dell’acqua mi è venuta in mente per una caratteristica impressionante di Roma: le fontane sono bellissime e meravigliose. È l’acqua su cui si direbbe che galleggi Roma. Nei secoli il Tevere ha portato dall’alto Appennino una sterminata quantità di legno delle foreste per accudire a quel bisogno di calore e di energia che aveva bisogno la scultura romana per affermarsi, quindi Roma io l’ho sentita sempre come un bel matrimonio tra fuoco e acqua. Il fuoco perché il calore che bisognava creare a Roma con le 24 grandissime immense terme costruite dai vari imperatori. Poi per tutti i bisogni quotidiani, c’era un consumo di legno incredibile e le foreste nell’immediato circondario di Roma erano già disboscate, quasi tutte, tranne la Maremma selvosa con i boschi di quercia, che fu rispettata ed andarono oltre: servendosi del traino dell’acqua del Tevere scendevano a valle a Roma milioni di tonnellate di legna prese dai boschi dell’alto Appennino e questa non è una cosa che deve lasciare indifferente. Roma ha organizzato anche nel pratico, nei servizi, quello che era necessario per procedere a quei livelli. Nessuna altra città ha avuto questa idea di portare la legna attraverso il fiume e adoperarla poi per le grande conquiste d’arte. I grandi acquedotti di Roma sono una caratteristica piuttosto rimarcabile e portavano acqua sì per lavarsi, ma soprattutto per abbellire la città per cui si facevano le fontane che erano una fornitura di acqua continua, acqua pulitissima, acqua benedetta. Roma è il fuoco del carattere, il fuoco del potere, ma anche la liquidità trasparente e cristallina dell’acqua e così ho impostato questo breve documentario attraverso la visita alle grandi fontane, alle grandi sorgenti d’acqua che finivano per abbellire tutta la città.

E’ in questi giorni in libreria il grande volume Franco Zeffirelli, a cura di Caterina Napoleone edito da De Agostini: che cosa rappresenta per lei una raccolta così ampia ed imponente dei suoi lavori?
Una raccolta così ampia e imponente del mio lavoro rappresenta davvero una coniugazione fra forze editrici italiane e inglesi, internazionali. Erano già apparse in Inghilterra ed negli States alcuni lavori biografici e relativi alla mia opera, ma questo volume è un lavoro a 360 gradi e racconta la globalità della mia esperienza. Dall’editore inglese Thames and Hudson è partito il progetto che poi ha trovato nella nostra De Agostini, casa editrice di grande qualità, una risposta pronta ed augusta. Vedere questo libro, vederlo nelle sue 600 pagine meravigliosamente stampate e selezionate da un occhio sicuro e attento come quello della mia amica Caterina Napoleone, che ha curato il volume italiano, mi ha dato un’emozione grandissima riempiendomi d’orgoglio per una vita, non solo una professione, vissuta nel segno della cultura. 30-12-2010